Arte / Duality


Duality
matteobosi©2000-2006

Esistono territori rassicuranti ove il nostro sguardo si posa languido e immoto in contemplazione di un paesaggio limpido e lineare che dona piacere e sollievo allo spirito. Esistono territori impervi e aspri che ci attraggono per la loro dissoluta bellezza ove l’angoscia si svela pian piano ai nostri occhi, mostrandoci come il sentimento del perturbante abiti gli oscuri anfratti dell'inconscio. La natura umana è dominata da forze contrapposte siano esse positive o negative che si pongono alla base del concetto di dualità. Yin e Yang si completano e si creano a vicenda, sono inscindibili e comunicanti; entrambi sono inclusi all'interno di un unico cerchio che pone in rilievo la loro unità. Matteo Bosi e Gian Ruggero Manzoni con l’esperimento Duality offrono la loro personale rappresentazione del Tao. Come il bianco ed il nero le manipolazioni digitali si fondono a liriche polifoniche, simbolismo e filosofia si mescolano in lente trasmutazioni dando vita ad una nuova, indissolubile dimensione. I due artisti trasformano le loro opere in un puro automatismo psichico ove il verbo e la rappresentazione figurativa esprimono un modello puramente interiore. La dimensione onirica diventa non l’approdo ma il punto di partenza di un viaggio che si protrae all’infinito. Le opere di Matteo Bosi sono contraddistinte da un fascino di discreta morbosità, un feticismo fragile e consunto che trasuda dai lacci, dai veli e dalle pose contorte. I soggetti si muovono con efebica grazia dando vita a claustrofobiche danze di intense passioni. In tutte le scene permane un sentimento di religiosità sensuale e profana, come a voler porre l’accento sulla contraddizione e l’incomunicabilità dell’universo materiale con quello spirituale. Paesaggi salmastri e sulfurei dominati da corpi dominanti, racchiusi nella loro esasperata e monolitica ibridazione. Corpi che rappresentano il paesaggio stesso e si distendono come macchiate pagine di alchemici testi le cui formule runiche sono incise nella carne. Le figure di Bosi sono volutamente prive di connotazioni anatomiche, i volti sono spesso celati, gli arti amputati o cangiati nella forma e nella sostanza; simboli questi di un dialogo spezzato, di un instabilità dell’anima. Una personale visione del mito di Osiride ove la mutilazione è un mezzo per rinascere sotto nuove sembianze rivelatrici. La straordinaria passionalità e devota abnegazione con cui Bosi raffigura i particolari anatomici nasconde il desiderio di comprendere se la condizione umana sia una realtà fisica e tangibile o sia solo una mera emanazione del proprio io, temporanea ed individuale. Le opere sono frutto di una raffinata ricerca del particolare e di un uso della luce dal retrogusto fiammingo. La gamma cromatica appare vistosamente desaturata ed i toni dominanti oscillano tra il grigio ed il seppia. La carica drammatica delle composizioni è amplificata dalle texture che ne “sporcano” la superficie e ne rendono travagliata la lettura. Il taglio prospettico inusitato contribuisce a creare movimento e lasciva curiosità. Le liriche di Gian Ruggero Manzoni sono dominate dalla presenza di una femminea fisicità legata in maniera ineluttabile alla natura ed al raccolto incontro con i suoi elementi. Il virginale candore della pagina bianca è delicatamente violato da parole che rifulgono per la loro lineare e scolpita asciuttezza, una forma espositiva netta e limpida come una sorta di misurata stenografia dell’anima. Lo stile di Manzoni è quindi volutamente privo di ogni orpello barocco o virtuosismo fine a se stesso, ogni sforzo semantico è teso alla ricerca dell’essenza intima dell’esistenza anche se essa molto spesso deriva da un arduo processo di purificazione interiore. Poesie della redenzione sono quindi queste, una redenzione che passa attraverso un lacerante sentimento della sofferenza permeata da una densa filosofia erotica come a voler ribadire il concetto di contrapposizione e dualismo. I corpi cantati da Manzoni sono pregni di peccati terreni ma racchiudono in sé la capacità di tramutarsi in templi ideologici, sacre dimore di devoti stàrets. La sofferenza latente in ogni componimento diviene un vero e proprio cammino iniziatico la cui meta ideale è rappresentata dal raggiungimento del sè. L’armonia ed il delicato suono di ogni parola contribuisce alla creazione di una personale forma di Haiku che, nella sua semplicità, racchiude una profonda comprensione spirituale ed arriva ad esprimere il mondo dell’intangibile. Ogni singola espressione verbale è accuratamente misurata ed un attimo di vita diventa verso. Duality è la prova inconfutabile dell’esistenza di una indissolubile corrispondenza tra le arti visive e la letteratura. Come in un organismo perfetto l’una è necessaria al completamento dell’altra e l’una illustra la meravigliosa grandezza dell’altra. Matteo Bosi e Gian Ruggero Manzoni trovano nel dualismo un puro concetto di univocità artistica, un’affinità elettiva che nasce dall’unione di due eterozigote realtà.

Micol Di Veroli