Arte / Noi siamo ciò che ricordiamo di essere stati


Negli ultimi anni, ho avuto l’opportunità di lavorare negli gli archivi storici di Cesena. Sono andato in cerca di documenti e scatti che evocassero memorie perdute, volti scomparsi, storie dimenticate da far riemergere, quasi come un rabdomante, in superficie, rivelandone tutta la freschezza e vitalità nascoste dall’abisso dell’oblio. Da una parte sono intervenuto su di esse mediante tecniche pittoriche, digitali e miste, e svelando una dimensione segreta dell’immagine stessa, che deve essere collocata al di fuori dell’orizzonte strettamente storico e cronachistico, a vantaggio di una ricerca più spirituale. Ciò diviene possibile attraverso il ricorso a simboli che scavano, rimando su rimando, fino alle radici profonde dell’uomo e della civiltà. Allora le opere diventano non tanto e non solo un tributo al nostro passato, ma voci sul nostro presente. Occhi di stelle è quindi una serie di opere uniche in formato di cartolina: i personaggi ritratti in primo piano provengono in gran parte dall’archivio fotografico del teatro Bonci di Cesena, e si tratta per lo più di cantanti e attori del secolo scorso. Mediante il ritaglio, il collage, l’intervento pittorico, “scavo” dentro queste figure, per portare alla luce simboli, bagliori, persino nuovi ritratti, come stratificati. E’ dunque un viaggio a ritroso nel tempo, quello compiuto da ciascuna di queste cartoline: dalla foto in bianco e nero di un attore, al martirio di un santo dei secoli passati, fino a giungere al tempo più remoto della formazione delle stelle, o al non-tempo dei sogni. La collezione è arricchita anche dalla serie Occhi di stelle perdute. In questo caso i soggetti delle cartoline, sempre in copia unica, sono spesso soldati, aviatori, astronauti o star controverse del cinema del secolo scorso.

Matteo Bosi


dal catalogo: Non omnis moriar, liturgia in camera obscura.
testi a cura di Gian Ruggero Manzoni e Franco Bertoni.

agosto 2019